mercoledì 15 ottobre 2014

Il tema delle armi e della guerra nella storia occidentale - parte I


Le armi sono artefatti ideati e realizzati dall’uomo col fine di usare violenza. Le armi sono anche strumenti utilizzati per difesa personale in caso di tentata violenza e aggressione. In tutti e due i casi però, un’arma uccide. Quando pensiamo ad un’arma il nostro pensiero vira facilmente verso le armi da fuoco, ovvero pistole, fucili e simili ma bisognerebbe propriamente suddividere le armi in armi proprie ed armi improprie. Nel primo caso si tratta di oggetti ideati per essere effettivamente utilizzati come armi mentre nel secondo caso si fa riferimento ad oggetti di diversa natura concepiti per uso differente, ad esempio un coltello da cucina. Insomma, in linea puramente teorica, pressocché ogni cosa può essere considerata un’arma.

Oggigiorno esistono una quantità e varietà di armi infinite, dalle armi leggere, i cannoni, a quelle di distruzione di massa, per poi passare alle armi chimiche e a tutto quello che la tecnologia contemporanea può e riesce (purtroppo) a creare. Ma ovviamente, non è sempre stato così poiché le armi, in tutte le loro forme e specifiche, accompagnano l’intera vicenda della storia umana.


In principio fu la clava si potrebbe dire; i primitivi infatti costruivano armi semplici come bastoni, pietre affilate, ossi e legni ovvero oggetti comuni facilmente reperibili e modellabili e successivamente iniziarono ad utilizzare materiali elastici per colpire a lungo raggio. Solo col passare del tempo, grazie soprattutto alla scoperta del fuoco, iniziarono a modellare bronzo e ferro per creare oggetti letali con lo scopo di cacciare animali, difendersi da questi e dagli attacchi dei propri simili.

 
L’evoluzione umana, del suo intelletto e diverse ragioni sociali indussero poi gli uomini a creare oggetti più sofisticati per il lancio e per l’assalto corpo a corpo.
Molto più tardi nell’età ellenica, in quella è unanimemente considerata la culla della civiltà occidentale, ovvero la Grecia ed in particolare Atene, l’idea di arma e soprattutto di guerra iniziò a cambiare radicalmente. Ed è proprio su questo che vorrei soffermarmi. 

Lo sviluppo della civiltà ateniese arrivò a toccare le cime del pensiero filosofico di tutti i tempi e molte tra le grandi menti di quel periodo scrissero e teorizzarono sul tema in questione. Parliamo di una civiltà che elevò la guerra, la violenza e la giustizia al grado massimo di divinità: numerosi e sparsi per tutta la Grecia erano infatti i templi dedicati ad Ares il grande dio della guerra, al tempo stesso fratello di Atena, dea della giustizia, della saggezza e dei conflitti nati per giusta causa e difesa.

Erano tempi in cui le guerre facevano parte della quotidianeità così come l’arte ed il teatro e si svilupparono arti marziali e giochi olimpici mentre l’arma per un guerriero era considerata oggetto talmente importante che durante uno scontro questa diveniva il premio per il vincitore del duello che, spogliando l’avversario delle sue armi, le innalzava poi a trofeo. 
In una società cosi progredita come quella ateniese e così attenta all’arte, alla filosofia ed al teatro, la guerra rimaneva comunque elemento imprescindibile. 
Ma come annunciato in precedenza, non mancava chi invece ripudiava la violenza e arrivò a scrivere trattati o ad inserire il tema nelle proprie tragedie...(to be continued)

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