mercoledì 5 novembre 2014

Olmi e il suo nuovo film sulla guerra "Torneranno i prati"

Domani 6 Novembre, nell'anniversario dell'armistizio firmato a Villa Giusti che segnò la fine dei conflitti nel 1918, esce in anteprima l'ultima fatica del maestro Olmi "Torneranno i prati". Il tema ovviamente è quello della grande guerra che cambiò per sempre la definizione stessa del termine all'alba del secolo passato. Ad assistere alla prima sarà presente Giorgio Napolitano mentre il grande assente sarà proprio il regista Ermanno Olmi, ricoverato al San Raffaele di Milano per colpa di una polmonite.

Durante le riprese del film. Da Repubblica.it 


Il film vuole essere un omaggio ai caduti della prima guerra mondiale "Abbiamo compiuto un grande tradimento nei confronti di tutti i giovani morti in quella guerra: non abbiamo spiegato loro perché sono morti" racconta il regista in un video intervento dedicando l'opera a suo padre il quale gli raccontò tutte le vicende vissute durante quei terribili anni in cui fu soldato. Olmi racconta che "Mio padre aveva 19 anni quando venne chiamato alle armi. A quell'età l'esaltazione dell'eroicità infiamma menti e cuori soprattutto dei più giovani - ha detto - Scelse l'Arma dei bersaglieri, battaglioni d'assalto e si trovò dentro la carneficina del Carso e del Piave, che segnò la sua giovinezza e il resto della sua vita. Ero bambino quando lui raccontava a me e a mio fratello più grande del dolore della guerra, di quegli istanti terribili in attesa dell'ordine di andare all'assalto e sai che la morte è lì, che ti attende sul bordo della trincea. Ricordava i suoi compagni e più d'una volta l'ho visto piangere".

La pellicola è stata registrata a 1.100 e 1.800 metri d'altezza per cercare di ritrovare emozioni e realismo che donassero un senso ancora più tragicamente poetico ai fatti accaduti. Dietro la menzogna di una guerra giusta in difesa della propria patria si svolgono i fatti raccontati dal lungometraggio avvenuti durante gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sul fronte Nord-Est. Un film dunque nettamente schierato contro la stupidità della guerra e delle sue tremende conseguenze, un omaggio che Olmi non rende solo ai caduti, traditi dalla loro stessa nazione, ma anche a noi che attraverso l'arte filmica torneremo a ricordare. 

sabato 1 novembre 2014

Perché investire in cultura

Finanziare la cultura significa creare quel senso civico, quella conoscenza, e soprattutto coscienza, che ci aiuta a combattere il pregiudizio che si annida nell’idea distorta del concetto di diversità. Tutto ciò che non conosciamo ci spaventa provocando diffidenza e nutre col pane dell’ignoranza la parte più oscura presente all’interno di ognuno di noi. L’arte, nel suo immenso significato, ci insegna a scoprire e riconoscere la bellezza e disprezzare chi e cosa la distrugge.

Che gli occhi di questo mondo non conoscano più guerra è un pensiero che va aldilà dell’utopia ma di certo possiamo contribuire a far si che le armi, gli ordigni e le macchine di distruzione non siano più la risposta scontata ad uno scontro ideologico o di qualsiasi natura.

In un paese ideale il finanziamento alla cultura sarebbe un principio cardine e fondamentale per lo sviluppo di una società ricca moralmente, eticamente ed economicamente visti gli impatti positivi che più volte essa ha testimoniato di creare. Nello stesso paese, quello ideale, ci si difenderebbe con la dialettica, con programmi internazionali che aprono al dialogo, con un ministero che sia davvero di “difesa” e non di camuffato intervento. Quando leggiamo di milioni spesi per caccia super veloci, armi speciali, divise, sostegno armato ad altri paesi, dovremmo fermarci a riflettere. Il retaggio di un pensiero creduto antico sembra più vivo che mai: quello che, a pensarci bene, le guerre portano vantaggi e che in fondo è sempre stato così e non ha mai smesso di esserlo. Poi ci siamo noi, poveri ingenui che viviamo credendo sia una cosa lontana, remota, che appartiene ad un film in bianco e nero e che non ci sfiora più nemmeno quando le notizie di apertura dei tiggì non parlano d’altro. 

Mi spaventa la facilità con la quale una stessa persona possa oggi condividere l’immagine di un bimbo soldato nigeriano e quella di un gatto che insegue un gomitolo. Mi spaventa il fatto che il mio vicino in metro potrebbe non saper indicare l’Iraq o la Cambogia su di una mappa.  Mi spaventa il perbenismo galoppante e che “in fondo è così che deve andare”. Mi spaventano le stragi di ragazzi nei college americani tanto quanto le decapitazioni dell’ISIS. Mi spaventa l’andamento del FUS, lo sciopero dell’orchestra all’ Opera di Roma, i crolli nei siti archeologici, i rimborsi UE finiti in tasche private e la mancanza assoluta di sdegno. 

Esatto, abbiamo perso lo sdegno, siamo ormai privi di quel sentimento di stupore nobile e raccapricciante che provoca immediato distacco e infervora i più virtuosi di fronte ad un ingiustizia palese. È come aver appiattito l'onda dei sentimenti sociali portandoci a vivere in un costante livello di mediocrità nel quale ci si stupice, sì, ma poco. Riprendiamoci allora il nostro bagaglio culturale, svegliamo le giovani menti e doniamo loro i mezzi necessari per fare le scelte fondamentali del loro futuro. Investiamo in cultura, disintegriamo le guerre.

venerdì 31 ottobre 2014

#DefendYourArt al Medimex con BiennaleMArteLive

Anche quest'anno parte il Medimex, promosso da Puglia Sounds e arrivato alla sua quarta edizione. Differenti i temi trattati, dal futuro del mercato musicale al diritto d'autore. Tantissimi ospiti e artisti eccellenti come Manuel Agnelli degli Afterhours, Ivano Fossati, Giorgia, Brunori SAS, Mannarino e molti altri. Tanti protagonisti anche tra gli "addetti ai lavori" come C. Fuortes (AD - fondazione musica per Roma), R. De Luca (Livello Nation), V. Spera (assomusica), S. Nastasi (Mibact) e moltissimi altri provenienti da tutto il mondo.
#DefendYourArt sarà presente allo stand 72 con BiennaleMarteLive per proporre la sua missione ed aiutare l'arte e la cultura e combattere guerre e produzioni di armi.

Trovate il programma completo su pugliasounds.it/medimex

venerdì 24 ottobre 2014

Gli artisti della Biennale MArteLive per #DefendYourArt - parte 1

Che il tema delle armi e della guerra fosse caro agli artisti lo sapevamo già. C'è chi addirittura fa della propria arte un proclamo contro le ingiustizie, gli abusi e il terrore che possono scaturire dall'odio e dai conflitti armati. Durante la Biennale MArteLive abbiamo raccolto molte dichiarazioni da artisti, responsabili e membri dello staff, potete trovare la raccolta completa su Facebook  e commentare la frase che vi piace di più o lasciare un like al vostro artista preferito.
Di seguito alcune delle dichiarazioni rilasciate:



Chiara Ernandes (finalista sezione fotografia)
"imparate a guardare"



Marco Ardizzi(responsabile sezione
fotografia)

"l'arte è personalità"




Oriana Rizzuto (responsabile FormazioneLive)

"Difendila! Difenditi!"



Claudia Colella (finalista sezione fotografia)
"E' un bene comune e fa bene"
"I vostri due occhi fisici vi inducono erroneamente a pensare che questo mondo di dualità sia reale. Aprite il vostro occhio spirituale e vedete la vostra forma invisibile. Se, nel silenzio interiore, il vostro occhio spirituale è aperto, l'invisibile diviene visibile." cit. Paramhansa Yogananda



Ana Tapchevska (finalista sezione grafica)

"Armatevi di colore"


Andrea Giuda e Francesco Cusato (finalisti categoria teatro) 
"L'arte crea il bello, le armi creano la morte. Cosa altro dobbiamo scegliere?"
 



Nicholas Tolosta (finalista sezione pittura)
"L'arte è vita".


Liuba Sotgiu & Mow Ro (finalista sezione artigianato)
"Art is a fart with the heart"


Clelia Asaro (finalista sezione danza)

"Fate la sbarra non fate la guerra"



Massimiliano Roggioni (finalista sezione grafica)

"L'arte rende liberi e la guerra crea prigioni"

mercoledì 22 ottobre 2014

Canzoni Contro la Guerra - Parte la rubrica settimanale di #DefendYourArt

Proponiamo oggi la prima di una lunga lista di canzoni che hanno come tema la guerra, i conflitti, la nostalgia per la propria terra, la rabbia per essere lontani da casa ed il dolore di chi è costretto a dover uccidere un proprio simile. Il soggetto ha ispirato i più grandi musicisti del Novecento che ci hanno lasciato talvolta veri e propri capolavori. Con questa prima canzone vogliamo far partire questa piccola rubrica settimanale, pubblicando di volta in volta un pezzo di autori nostrani ed internazionali con relativo testo e link al video della canzone. Nessun limite di genere ne tantomeno di tempo ovviamente!

Iniziamo con un classico del cantautorato italiano, ovvero con il grande Fabrizio De Andrè e uno dei suoi brani più famosi, La Guerra di Piero.

Il pezzo venne inciso da De Andrè nel luglio del 1964 a Roma e fu pubblicato su di un 45 giri che conteneva sull'altro lato "La Ballata dell'Eroe", brano anch'esso dedicato al tema della guerra. Pare che l'ispirazione provenga dai racconti di suo zio Francesco, il fratello della madre, che visse tutta la campagna di Albania. Oggiogiorno rimane indubbiamente uno dei capisaldi della canzone italiana e non semplicemente quella legata al tema della guerra.
Di seguito le meravigliose parole che compongono il suo testo:



Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi

lungo le sponde del mio torrente 
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente

così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve

fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce

ma tu no lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle che 
aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue

e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore

e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbraccia l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia

cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato                
a chiedere perdono per ogni peccato

cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno

Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno

e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole

dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

lunedì 20 ottobre 2014

Da Corriere.it - No alle guerre! Si apre la marcia di pace Perugia-Assisi

"Cento anni di guerra bastano" è il tema della tradizionale marcia di pace 2014 che si svolge tra Perugia ed Assisi. Migliaia le persone scese in strada con la
tipica bandiera multicolore per sottolineare
quanto le persone siano vicine al tema delle
guerre che affliggono ancora oggi tantissimi
paesi in tutto il mondo.

Fotogalley completa su Corriere.it

venerdì 17 ottobre 2014

Da Linkiesta.it - Quando l'arte diventa un business per la malavita

Il mercato dell'arte è un investimento sicuro per la criminalità organizzata dato il suo grande valore e la possibilità di falsificazione. Soprattutto tra il pubblico di "non intenditori" si concentra gran parte del mercato e purtroppo le pene previste sono al momento irrisorie.

Di seguito un estratto dell'articolo di Luca Rinaldi (@lucarinaldi) da Linkiesta.it:

Paul Cézanne Le Cabanon de Jourdan del 1906,
tela rubata e poi recuperata insieme a due Van Gogh nel 1998

"A impressionare sono ancora i numeri: sono circa 11mila i siti controllati dalle forze dell’ordine, ma anche nella dimensione più materiale delle gallerie, stando ai controlli del reparto Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri su otto opere esaminate tre risultano false. Un piatto ricco quello del mercato nero e del collezionismo dell’arte, che vede otto organizzazioni criminali operanti nel settore, a cui nel solo 2012 sono stati sequestrati poco più di 4mila falsi.
Un settore redditizio e adatto per riciclare milioni di denaro sporco, con opere d’arte che escono e rientrano dall’Italia dopo essere state all’estero, mentre, come spiegano gli investigatori «diventano conti correnti, moneta di scambio nei paradisi fiscali, società, attività imprenditoriali e beni»[...]"